Istituto Comprensivo Statale

Cassano Magnago 2


Riflessioni dopo gli incontri con la Dott.ssa Gibi

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PRATICAMENTE ADOLESCENTI 2009

Dagli incontri con la Dott.ssa Gibi si esce sempre con tantissimi spunti di riflessione, ma anche con tantissimi suggerimenti pratici.
Certo da queste righe è difficile cogliere la perentorietà, la normatività del modo di porsi della Dott.ssa nei confronti dei genitori, dell'educare, dell'essere adulti.
Queste righe tuttavia possono essere utili per coloro che erano presenti per ricordare, per ritornare ad assaporare la pregnanza di quegli incontri, il caldo affabulare della dott.ssa, per coloro che non c'erano per incominciare a pensare e trovare il desiderio di partecipare ai prossimi incontri di formazione.
Credo che gli interventi della Dott.ssa Gibi e le numerose domande poste dai genitori in quelle serate facciano emergere una realtà: la necessità di acquisire la consapevolezza del proprio ruolo all'interno del contesto relazionale familiare.
L'adulto deve essere adulto, il figlio deve fare il figlio. Ma l'adulto per essere genitore, educatore, guida deve innanzitutto acquisire l'adultità, la genitorialità del suo essere.
Ciò significa che deve porre, ma anche avere regole ; che deve essere coerente, fare autocritica, riconoscere i propri difetti e accettare quelli degli altri, saper negoziare quando è necessario, essere autorevole… fondamentalmente essere mosso nel proprio agire dal bene per l'altro: è per il bene che vogliamo al nostro partner che accogliamo e guardiamo con tenerezza tutti i suoi difetti, è per il bene che vogliamo a nostro figlio che gli diamo delle regole, gli mettiamo dei limiti. Diversamente, nascono i conflitti.

AMARE L'ALTRO VUOL DIRE AMARE LA SUA OMBRA

Il tema della prima serata riguardava appunto i conflitti che nascono all'interno della coppia e che possono avere grosse conseguenze sui figli.
Essi sono sempre causati da una situazione affettiva disarmonica, mai per un fatto; semmai il fatto è la scusa che si utilizza per litigare. Spesso il figlio è al centro della lotta per avere il potere su di lui, col risultato che egli diventa la vittima designata di un'educazione sbagliata: un genitore troppo permissivo ed uno troppo normativo e per di più arrabbiato per essere costretto ad assumere quel ruolo.
Condizione essenziale per evitare l'opposizione, perché ci sia integrazione tra i due genitori è porsi un obiettivo comune: è innanzitutto riconoscere e far conoscere in famiglia i nostri bisogni affettivi e comprendere che anche gli altri componenti hanno gli stessi bisogni. Aver fame di amore e dare amore: anche se l'altro ha dei difetti. La famiglia è il luogo in cui ci deve essere la libertà di esprimere i nostri lati d'ombra, perché sappiamo di essere capiti e amati per come siamo e perché esistiamo.
Se comprendiamo ciò, ci rendiamo conto che non ha senso urlare, che è bello dare tempo ai figli, che è nocivo svalutare l'altro genitore agli occhi dei figli, che la nostra vita ha un senso proprio per il ruolo che abbiamo nella nostra famiglia.
Tre sono le tipologie conflittuali più comuni.
Il conflitto evolutivo: associarsi con i figli contro il coniuge per dimostrargli di essere migliori di lui. E come fare ad avere questa alleanza? Concedendo tutto ai figli. Ma in tal modo non li si fa crescere! E noi non dimostriamo di valere di più, il nostro amore deve essere incondizionato. Io ti voglio bene semplicemente perché esisti! Anche quando ti sgrido.
Il conflitto di triangolazione/negazione: svalutare il genitore agli occhi del figlio. Ma in tal modo instilleremo in lui la paura della contaminazione e crescerà con la convinzione di non valere nulla.
Il conflitto per invischiamento: immettere il modello della propria famiglia di origine nella propria, soffocandone l'originalità e il sapore della crescita insieme.
Tutti i conflitti causano nei figli la paura della separazione e questi ultimi, per tenere uniti i genitori, generano altri conflitti e si infliggono comportamenti, rituali che possono essere molto nocivi per la loro salute fisica e psicologica.

QUEL BUCHINO NERO NEL CUORE CHIAMATO SOLITUDINE

Tema della seconda serata: La solitudine in seno alla famiglia.
La solitudine è un'esperienza dell'uomo e come tale non si può sfuggire.
La solitudine può essere vissuta come sofferenza o come felicità. Sin dal momento della nascita si vive la paura del distacco, della solitudine, della morte. Dopo il momento della mancanza del respiro, si innalza l'inno di gioia alla vita. Senza quel momento di solitudine non saremmo qui!
Il senso di solitudine, che più volte si ripresenta nelle diverse fasi della crescita, va lasciato vivere. Senza sofferenza non cresce il nostro lato emozionale.
Adulto è colui che non nega la fatica, la sofferenza del crescere al proprio figlio, sostituendosi a lui: questo atteggiamento è una dimostrazione della nostra disistima nei suoi confronti. Facendogli fare fatica, aiutandolo nel distacco da noi, lo facciamo crescere, gli diamo la possibilità di provare la gioia, dopo il momento dell'angoscia, della vittoria conquistata di un Io più forte, più grande.
Se non possiamo togliere quel buchino nero nel cuore, possiamo però contribuire a dargli il giusto peso.
Possiamo ridurre l'iperprotettività che causa la solitudine preventiva: è la solitudine soprattutto dei preadolescenti che si isolano per non mettersi in gioco, nel timore di essere emarginati dal gruppo dei pari.
Possiamo evitare la solitudine svalutativa trasmettendo la passione per le nostre azioni, mostrando le nostre fatiche per raggiungere una meta e la gioia di averla raggiunta.
Evitiamo la solitudine affettiva, corteggiando il valore dell'altro, poiché ciascuno di noi vale tanto quanto l'affetto che riceve ogni giorno.
Solo così coltiviamo la solitudine felice che nasce da una buona relazione con la fatica, dalla serenità e dalla laboriosità familiare, dalla trasmissione della nostra gioia di essere genitori.

RESILIENZA, OVVERO RESISTENZA A TUTTE LE FATICHE DEL VIVERE

Questo è il concetto emerso nella terza serata sulla rinegoziazione delle relazioni familiari.
Essere famiglia vuol dire essere costantemente impegnati a voler il bene di tutta la famiglia, anteponendo i figli ai bisogni degli adulti.
Certo non mancheranno i conflitti; l'importante è, se si creano delle incomprensioni, che i figli non si sentano abbandonati, ma siano addestrati. Bisogna insegnare loro la capacità negoziale: una volta stabilito il limite (che non va mai oltrepassato per il bene che si vuole al figlio), il resto si può discutere. Nella negoziazione entrambe le parti provano un dispiacere, ma la soddisfazione per l'accordo raggiunto è sempre più grande.
Riuscire a negoziare ci fa crescere, ma sappiamo che ciò comporta una sofferenza. Tutte le relazioni per crescere devono passare attraverso una sofferenza, che porta con sé un chiaro principio: le scelte primarie non si discutono, sulle secondarie possiamo negoziare.
L'acquisizione di questa regola, prima di tutto da parte degli adulti, produce un piccolo miracolo: il superamento del conflitto interno più grosso tra noi e la paura di essere inadeguati e di perdere i nostri figli!

IL DECALOGO DELLA QUOTIDIANITA'

Essere adulti e responsabili è gratificante: abbiamo un dono meraviglioso, il piacere di occuparci dei figli e della nostra famiglia
Impariamo a dedicare dieci minuti al giorno all'autocritica
Impariamo l'arte della negoziazione
Siamo coerenti nei messaggi sia verso i figli, sia verso il partner
Impariamo che la genitorialità è sacra
Il genitore è come il suggeritore di teatro: non si stanca mai di svolgere il suo "mestiere"
Agli adulti è vietato urlare
La serietà è sempre l'azione
Le regole devono essere chiare e sempre uguali
Preoccupiamoci di garantire ai figli punti di riferimento solidi sul piano educativo anche al di fuori della famiglia

IL DOPOGIBI

E ora genitori al lavoro! L'idea è di incominciare a mettere in pratica quanto trasmesso dalla Dott.ssa Gibi: creare gruppi di condivisione e di concreta collaborazione.
Sono già state raccolte parecchie adesioni, ci si sta adoperando per organizzare gli incontri di quelli che abbiamo definito GRUPPI DI DISCUSSIONE come partenza.
I gruppi sono aperti a tutto coloro che hanno come priorità i figli e come prima preoccupazione la loro educazione.
L'obiettivo è arrivare a proposte di attività quotidiana concreta, respirando insieme il profumo dei fiori che ci sono stati dati da coltivare.

Doriana Regazzo





24.04.2012 | xhtml | css icscasmag2@libero.it

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