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Incontri con i Partigiani 2010

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Come è consuetudine nel nostro Istituto, i ragazzi di 3° media incontrano alcuni rappresentanti dell'ANPI, come viva testimonianza di alcune terribili pagine di storia del secolo scorso: le dittature, la 2° Guerra Mondiale, la Resistenza, i campi di concentramento.
Quest'anno mercoledì 21 aprile abbiamo incontrato il signor Luigi Grossi, partigiano durante la 2° Guerra Mondiale, che ci ha fatto conoscere in modo più approfondito una fase specifica della guerra, la resistenza delle valli ossolane e la Repubblica dell'Ossola. Il signor Grossi tiene questi incontri con i ragazzi di terza media per dare testimonianza reale di questi avvenimenti e trasmetterli ai giovani come qualcosa di effettivamente accaduto, contro voci che invece li rinnegano, a volte invitato dalle scuole stesse, a volte invece - come da noi - tramite l'ANPI.
Ci ha raccontato la resistenza partigiana avvenuta non solo in Italia ma anche all'estero, per esempio in Norvegia dove i partigiani distrussero una fabbrica tedesca di armi nucleari impedendo ai tedeschi di usarle, e anche in Normandia e in Polonia dove ci furono numerosi sabotaggi ai nazisti e fascisti, e in un'intervista per il Laboratorio di Giornalismo ha approfondito la resistenza in Ossola, in Valle Strona e in Val Grande.
Dopo averci comunicato numerose informazioni sulla guerra in generale, ci ha parlato della sua esperienza: è entrato in guerra all'età di diciassette anni abbandonando il suo lavoro all'Aermacchi di Varese. E' entrato in guerra come combattente il primo luglio del 1944, e ha combattuto fino al maggio del 1945. Non aveva un ruolo preciso poiché erano tutti soldati semplici; anche le donne partecipavano, alcune come combattenti, altre invece ricoprivano il ruolo di staffette. Una volta entrati in guerra non ci si poteva più ritirare, perché ci si era offerti volontari. I partigiani che avevano compiuto almeno un anno di servizio militare, testimoniato attraverso il rapporto scritto dei loro comandanti, a fine guerra erano riconosciuti soldati del Regio Esercito Italiano. Se avevano affrontato almeno un inverno in guerra ('43 '44), portavano a testimoniava una striscia bianca sulla mostrina, mentre se ne avevano trascorsi due avevano due strisce bianche. Per distinguersi portavano un foulard: rosso per gli schieramenti d'ispirazione socialista, azzurro per i democristiani e verdi per i repubblicani, unico segno "distintivo" dato che i loro vestiti erano consumati e logorati. Il compito dei partigiani era fare azioni di sabotaggio, che solitamente avvenivano di notte, molto spesso ordinate dagli Alleati con obiettivi specifici tramite ufficiali inglesi o americani (spesso oriundi, cioè figli o nipoti di italiani emigrati) paracadutati sul posto e dotati di una radio, come distruggere ponti e linee ferroviarie e tagliare fili della corrente. Infatti non attaccavano direttamente, ma solo per difendersi dagli attacchi nemici. Dopo gli attacchi avevano momenti liberi, durante i quali, però dovevano stare attenti agli attacchi dei tedeschi. Spesso rischiavano la vita: il signor Grossi ha ricordato che molti dei suoi amici e conoscenti, italiani ed ebrei, furono uccisi o mandati nei campi di concentramento da cui chi tornava - se tornava - pesava 30-32 kg; lui fortunatamente non è mai stato catturato.
Alla fine della guerra si contarono 25.000 morti partigiani, una parte di questi nei campi di concentramento, un'altra parte morta di stenti. Infatti uno dei problemi principali era sfamarsi. Una parte dei partigiani della zona ossolana operava in montagna, mentre l'altra parte in pianura, nel Novarese; per mangiare avevano una tessera che dava la possibilità di mangiare 100 g di pane al giorno, qualche volta carne ma in quantità minime, funghi e castagne quando la stagione lo permetteva, mancavano invece il sale e lo zucchero. In montagna era difficile trovare cibo ma era più facile difendersi; in pianura invece era più facile trovare da mangiare poiché il riso cresceva sempre, ma erano più soggetti ad attacchi nemici. Ogni quindici giorni le parti si invertivano.
I partigiani erano aiutati spesso dai parroci del luogo.
Il signor Luigi Grossi ha fatto parte di due formazioni; la prima a cui prese parte era comandata da Filippo Beltrami, capitano degli alpini a nord del lago d'Orta, ucciso dai nazisti con 13 partigiani; alla sua morte prese il suo posto il comandante Bruno Rutto; successivamente passò alla brigata Servadei.
Tornato dalla guerra, ha voluto mettere in pratica, anzitutto con la sua famiglia, ciò che imparato durante la guerra, cioè: AMORE e RISPETTO PER TUTTI, ed è sostanzialmente questo quello che vorrebbe rimanesse ai giovani, insieme all'importanza della MEMORIA e della VERITA' dei fatti.

27 maggio 2010 - a cura delle ragazze del laboratorio di Giornalismo Noemi Bertoldo, Elisa Mottin, Paola Santo, Ottavia Villa, con la supervisione della prof.ssa Daniela Tonini





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